Contenzioso brevettuale europeo: istruzioni per l’uso

Il Tribunale Unificato dei Brevetti accelera i contenziosi e per le aziende medtech rappresenta una leva potente, a patto di sapere come usarla
di:
Niccolò Ferretti

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A tre anni dall’apertura, il Tribunale Unificato dei Brevetti (UPC) si è affermato come il principale terreno di scontro per i brevetti medtech in Europa. Più rapido dei tribunali nazionali, capace di coprire con una sola sentenza gran parte del mercato europeo, l’UPC è uno strumento potente, e come tale va usato con attenzione. Per le aziende del settore, soprattutto le piccole e medie imprese, che dipendono da uno o due brevetti chiave, e per le quali i costi sono un importante fattore decisionale, la scelta del percorso di tutela – UPC o giurisdizioni nazionali – va definita con molta attenzione.

Per tracciare un bilancio ho confrontato la mia esperienza di litigator nelle aule dell’UPC con la prospettiva di Erik Krahbichler, fondatore dello studio svedese KIPA ed ex esaminatore dell’Ufficio Europeo dei Brevetti (EPO), l’ente che valuta e concede i brevetti europei. KIPA, con i partner Pär Hjalmarsson ed Erik Krahbichler, è oggi attiva in numerosi contenziosi UPC su tecnologie medicali ed è nota per aver guidato il contenzioso europeo sull’Okklusionsvorrichtung, un dispositivo cardiaco di occlusione al centro di una sentenza tedesca diventata punto di riferimento sulla protezione brevettuale per equivalenti, cui ho avuto l’onore di contribuire occupandomi della porzione italiana della controversia.

I numeri dell’UPC

Dal 1° giugno 2023 l’UPC è operativo in 18 Stati membri, con effetti che si estendono fino ai 40 Paesi aderenti alla Convenzione sul Brevetto Europeo. Sono già oltre 1.100 i procedimenti avviati, in prevalenza azioni di contraffazione, a cui si aggiungono richieste di revoca e misure cautelari.

I tempi sono nettamente più rapidi degli standard nazionali: le istanze cautelari vengono decise in media in meno di quattro mesi, le decisioni di merito in quindici-sedici mesi. Gli esiti evidenziano un sostanziale equilibrio: i titolari di brevetto vincono circa la metà delle cause di contraffazione, mentre nei giudizi di revoca il brevetto sopravvive, in tutto o in parte, in circa due terzi dei casi. Numeri che fotografano un sistema accessibile e competitivo.

I dispositivi medici sono tra le categorie più rappresentate nell’intero contenzioso UPC. La Divisione Centrale di Milano, competente per le life sciences, registra un carico di lavoro in costante crescita.

Dalla redazione del brevetto al contenzioso

Nel portafoglio dei clienti medtech di KIPA convivono realtà molto diverse, multinazionali con portafogli articolati e PMI per le quali un singolo brevetto è vitale. L’esperienza maturata da Krahbichler all’EPO conferma una regola aurea: i testi devono essere redatti in modo tecnicamente impeccabile e strutturati per resistere alle sollecitazioni giudiziarie anche a distanza di anni. Sul percorso da seguire quando la controversia si concretizza, però, siamo concordi nel dire che non esistano risposte automatiche. I sistemi nazionali offrono strumenti per accertare la contraffazione ben collaudati (come la “descrizione” in Italia o “la saisie-contrefaçon” in Francia), ma anche l’UPC garantisce oggi poteri di ispezione e ordine di esibizione delle prove del tutto analoghi, con il vantaggio di agire su scala europea in un unico procedimento. Il principale elemento di differenziazione risiede soprattutto nella tempistica dei procedimenti, molto più rapida rispetto alle corti nazionali, nella struttura dei costi, più contenuta rispetto al contenzioso nel Regno Unito, sostanzialmente comparabile ai procedimenti tedeschi, ma capace di coprire più Paesi in un’unica azione, e nella capacità degli avvocati di valutare gli orientamenti dei singoli giudici coinvolti.

Prepararsi prima di entrare

La rapidità dell’UPC è al contempo un punto di forza e una criticità. Per chi attacca, tempi brevi significano risultati veloci, per chi si difende senza essere pronto, lo stesso orologio diventa un’insidia. Condivido appieno l’analisi di Krahbichler: di fronte a un modello processuale front-loaded, in cui documenti ed argomentazioni vanno depositati sin dagli atti introduttivi senza margine di manovra successivo, l’impresa deve cambiare paradigma.

Agire o resistere in giudizio richiede innanzitutto ricerche approfondite, capaci di anticipare sia le debolezze del brevetto sia le possibili mosse della controparte. Questo garantisce un chiaro vantaggio ai titolari del titolo, che possono pianificare il momento in cui avviare l’azione; al contrario, la parte avversaria si trova a dover gestire i tempi stretti e rigidi imposti dal sistema UPC.

A questo si aggiunge l’effetto “tutto o niente” della centralizzazione. Una singola azione processuale può permettere di ottenere un’inibitoria per gran parte del mercato europeo, ma al contempo una sentenza di revoca travolge il brevetto in tutti gli Stati UPC aderenti. È un pericolo che riguarda soprattutto le piccole imprese, per le quali una valutazione preliminare di portafoglio, percorso e costi non è un’opzione ma una necessità.

Verso un sistema ibrido

Sul fronte delle riforme, il Comitato Consultivo dell’UPC sta lavorando a regole più chiare sulle spese processuali, oggi variabili e non sempre prevedibili, e a favorire la trattazione congiunta delle cause di contraffazione e revoca. Per il medtech, dove la certezza sui tempi vale quanto il merito, potrebbero fare la differenza.

Sul piano procedurale, Krahbichler difende la flessibilità dell’opt-out, la facoltà di escludere i propri brevetti dalla giurisdizione UPC e mantenerli sotto i tribunali nazionali: finché i costi e i rischi dell’UPC restano elevati, questa possibilità rimane una tutela concreta soprattutto per le PMI. La scelta dell’opt-out peraltro può essere revocata in qualsiasi momento, a condizione che il brevetto non sia già stato oggetto di una causa davanti alla corte nazionale.

Lo scenario atteso è un sistema ibrido: l’UPC dominerà le controversie paneuropee, ma brevetti nazionali e contenzioso interno continueranno a coesistere, anche perché mercati medtech importanti come Regno Unito, Svizzera, Spagna, Polonia e Turchia restano (per ora) fuori dal sistema.

A tre anni dal debutto, l’UPC dimostra che la tutela brevettuale su scala continentale è una realtà operativa consolidata: chi sa usarlo dispone oggi di uno strumento più efficace di qualsiasi sistema nazionale. La vera sfida per le aziende medtech è arrivarci preparate, perché in un sistema rapido e accentrato il vantaggio di chi è pronto è tanto più netto quanto è immediato il prezzo di chi improvvisa.

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